In bici per esser più felici.

19 novembre 2004 di admin Lascia un commento »

Una bicicletta, un uomo,una donna, un bambino. Uno spettacolo cosi consueto, che
quasi non ci accorgiamo neppure del passaggio dell’agile veicolo. Eppure questo esercìzio fisico, ormai entrato profondamente nella cultura del nostro tempo, si presta ad una serie di considerazioni sul rapporto che esiste fra la bicicletta – o meglio il binomio bicicletta/ciclista – e l’ambiente esterno e sull’influenza fisica e psichica di questa pratica su chi l’esercita.
Parliamo naturalmente di biciclette e di ciclismo non agonistici, dell’uso di un mezzo cosi singolare – qualcosa che sta in piedi su due soli punti di appoggio – per diporto, per svago all’aria aperta, e “salute “. Ecco perché la problematica del dare spazio alle due ruote come risposta ai problemi del traffico, all’economia dei carburanti, alla salvaguardia ecologica, si deve quasi di rigore, allargare ai temi medici e più propriamente della medicina sportiva.
Perché dunque la bicicletta? Perché fare del ciclismo non agonistico, del cicloturismo? Quali, vantaggi fisici e psicologici comporta? Quali muscoli, organi e funzioni del ciclista sono tonificati, sviluppati,regolati dal suo esercizio? La risposta a queste serie di interrogativi ci viene dagli specialisti che ci spiegano che per un ciclista si può parlare di “allenamento” centrale”, poiché esso è basato, su contrazioni muscolari isotoniche o motorie. Questo tipo di allenamento è descritto dalla Medicina sportiva come una serie di movimenti che richiedono l’adattamento degli organi centrali specialmente cuore e polmoni, per rispondere alle maggiori richieste di ossigeno che l’azione motoria comporta.
Ne deriva una maggiore capacità  di pagare il debito d’ossigeno contratto durante l’esercizio e, di conseguenza, una aumentata resistenza allo sforzo fisico. Per quanto riguarda il sistema nervoso e l’acquisizione dello schema motorio, nell’allenamento centrale i movimenti complessi, peculiari di uno sport altamente tecnico – si pensi al coordinamento dell’equilibrio, della spinta, nella direzione – come il ciclismo, sono comandati globalmente dalla corteccia cerebrale. Ne deriva che l’allenamento centrale, grazie appunto all’automatizzazione globale del movimento, esalta la prontezza dei riflessi.
Perché fare dell’uso costante e regolare della bicicletta dosando la quantità  di lavoro muscolare giornaliero un mezzo efficace e piacevole per tenersi in buona salute? Rispondono ancora gli specialisti:
L’aumento del ricambio che consegue all’esercizio fisico e il ravvivamento della circolazione in tutti i settori dell’organismo fanno si che attraverso gli emuntori vengano eliminate le scorie tossiche e i liquidi superflui. Il grasso sottocutaneo, di più facile accumulo nei soggetti sedentari e che costituisce solo un maggior peso che deve essere trasportato, viene rapidamente consumato. Anche i muscoli, che nei soggetti sedentari sono ricchi di grasso, diventano asciutti ed elastici.
Attraverso la sudorazione, profusa maggiormente nei primi esercizi fisici, si ha una eliminazione dell’acqua superflua trattenuta dall’organismo, acqua che a sua volta trascina via le scorie tossiche del metabolismo organico. Addirittura l’esercizio fisico, avviando la circolazione anche cerebrale determina un’attivazione dei processi mentali e del senso di cenestesi. Per questo i medici sportivi sono pronti ad affermare che la timidezza e la depressione psicologica, elementi paralizzanti di ogni azione motoria, si verificano assai più facilmente in coloro che non hanno l’abitudine allo sforzo fisico e sono da questo terapeuticamente influenzati. Chi può fare del ciclismo e chi non lo può fare ? Deve fare delle lunghe pedalate chi vuole tenersi in forma, specie se ha qualche chilo in più.
Non deve salire in sella, se non con precise cautele, chi ha dei deficit cardio-respiratori gravi. E giacché ci siamo, ricordiamo che questo tipo di attività  sportiva non agonistica viene considerata da molti specialisti il miglior trattamento preventivo di alcuni disturbi che affliggono la donna. L’obesità , le ptosi viscerali, le deformità  ai piedi sono disturbi che non vanno prevenuti o curati negli istituti di bellezza ma sui campi dello sport. Il miglior istituto di bellezza è la natura con i suoi tre elementi : aria. acqua. luce. Giova aggiungere che tutti gli specialisti affermano che, salvo casi eccezionali, non solo la non idoneità  all’attività  fisica non esiste, ma che anzi nella maggior parte dei casi l’esercizio fisico dovrebbe essere prescritto in funzione terapeutica.
Altro aspetto, non meno importante, è quello psicologico: è stato afferma-
to fra l’altro che l’attività  sportiva è addirittura un mezzo per esprimere il pensiero attraverso l’azione, una forma di difesa biologica contro l’eccessiva meccanizzazione dei mondo moderno, che impegna molto i sistemi sensoriali a scapito dell’apparato locomotore. Nel caso del ciclismo non agonistico si deve forse aggiungere che l’uomo si libera, sulla sua agile bici, della costrizione meccanica e psicologica in cui lo pone l’automobile, schiava e padrona al tempo stesso, ponendosi al più alto livello delle motivazioni- Il ciclismo praticato con spirito dilettantistico diventa allora un’attività  istintiva analoga al gioco, fine a se stessa e senza alcuno scopo utilitaristico.
I giovani, soprattutto, abituandosi al controllo dei movimenti dei vari settori del proprio corpo equilibrio, spinta, valutazione della traiettoria della ruota anteriore – e alla rapida percezione delle varie situazioni, alle quali dare altrettanta rapida risposta svolgono in definitiva – un utile esercizio di preparazione ad inserirsi nella moderna organizzazione tecnologica.
Infine, sempre in tema psicologico, ci sono aspetti legati all’attività  ciclistica che sono assolutamente tipici. Ci riferiamo, per esempio, alla unicità  del contatto col proprio mezzo di locomozione: un contatto cosi diretto da sembrare un possesso completo. Alla tipicità  dello spostarsi sulla bici che consente – unica fra tutte, per la silenziosità  del mezzo e per la sua duttilità – un facile contatto, sia visivo sia materiale, con altre persone munite dello stesso mezzo. E per ultimo ma non
per importanza – alla singolarità  della locomozione: quasi un'”immersione” “nel luoghi che attraversa il ciclista che sa di rispettare ecologicamente i luoghi che attraversa giacché il suo cavallo d’acciaio è il mezzo di trasporto più”nature” dopo il passeggiare a piedi. In definitiva per i soli benefici che la bicicletta può arrecare alla linea sarebbe già  un motivo sufficiente per il suo utilizzo diffuso.

GIOVANNI BONIFACIO

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