33 Ettari di terreno tutelato diventano zona industriale?

29 aprile 2005 di admin Lascia un commento »

Ieri sera, nel consiglio di Circoscrizione n° 4 di Forlì, si è discusso dell’accordo di programma del Comune con le due ditte Querzoli-Ferretti. Questo accordo di programma è in variante al piano regolatore, quindi permette il cambio di destinazione d’uso dell’area in questione, ben 33 ettari di terreno agricolo del Ronco, tra il fiume, la via Emilia e la ferrovia.
Un accordo di programma per il quale è stato indagato per abuso d’ufficio l’ing Talamonti, ex assessore e neo presidente di Hera FC e sul quale i Verdi di Forlì avevano già  diramato un comunicato stampa, poco prima della notizia di queste indagini, per attirare l’attenzione dei cittadini su un intervento dall’enorme impatto sul territorio.
Nel frattempo è stata effettuata la procedura di screening ambientale, che afferma che quei terreni, ora indicati come “area di tutela e valorizzazione del territorio rurale di pregio ambientale e storico culturale”, sono la “naturale espansione dell’attuale zona industriale di Villa Selva â?Š. non interferisce con vincoli di natura ambientale, paesaggistica, storico-architettonica, ostativi alla realizzazione dell’intervento”. Il voto in Consiglio di Circoscrizione si è concluso con 8 favorevoli, 6 contrari (tra i quali anche il presidente Pardolesi), 3 astenuti.

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E’ chiaro, come dicevamo già  nel precedente comunicato, che le aziende locali devono essere sostenute, ma non crediamo che sia questo il modo. Se alla fine del 2003 il Piano regolatore appena redatto indica la zona come area di tutela e valorizzazione del territorio rurale di pregio ambientale, non si capisce come all’inizio del 2005 si possa dire che in quella zona non esistono vincoli di natura ambientale e paesaggistica.
Da questo progetto non si riesce ad evincere che l’obiettivo delle due aziende sia unicamente quello di espandersi (avrebbero scelto altre zone del forlivese), ma l’unica cosa che è chiara è l’intento di lucrare sul cambio di destinazione d’uso, che porta ad un guadagno dei proprietari di circa 35-40 miliardi di vecchie lire.

Poco importa, quindi, che il progetto finale abbia dei vincoli di natura ambientale (realizzazione di parte del parco fluviale, cogenerazione, fotovoltaico, etc), perché rimangono un bel contentino rilasciato per compensare tutto il resto dell’operazione.

A questo dobbiamo aggiungere che lo screening è stato fatto in maniera isolata da quello degli altri grossi progetti di quella zona, come la realizzazione della Via Emilia Bis e della Tangenziale Est, per accelerare i tempi e per non mostrare le interferenze di natura ambientale di questi grossi impatti. Si è valutato, infatti, l’impatto di ognuno di essi indipendentemente dagli altri, senza una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale Complessiva e senza tenere in considerazione che la realizzazione di uno avverrà  a fianco di quella dell’altro. Anche questo è, ovviamente, molto grave.

Lo strumento dell’accordo di programma serve a tutelare l’interesse pubblico di un progetto: in questo caso l’interesse pubblico viene mascherato sotto l’aspetto di un ipotetico aumento dell’occupazione, cosa peraltro fattibile in altre zone di Forlì. Ricordiamoci, inoltre, che la stessa operazione fu fatta a favore della Bartoletti, cosa che non ne ha impedito il fallimento e non ha salvaguardato nemmeno i dipendenti che già  lavoravano per l’azienda.

Può essere di interesse pubblico il guadagno di un “unico” privato sullo sfruttamento del territorio? Si può correlare questo “regalo” con una redistribuzione di quei guadagni su una parte della popolazione forlivese?
Io credo proprio di no.

Alessandro Ronchi

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