SULL’ETERNA EMERGENZA SEMPRE TUTTI D’ACCORDO

18 febbraio 2010 di admin Lascia un commento »

Per 9 anni . solo ora se ne accorgono che non va bene ? cosa è cambiato?

Un commento dell’ex senatore verde Sauro Turroni, già presidente della commissione Ambiente – Lavori Pubblici della Camera

Gli interventi straordinari ed emergenziali sono una vecchia “malattia” del nostro paese, generalmente hanno provocato guai, ma l’incapacità di programmare per tempo opere secondo la loro effettiva necessità, di ben progettarle nonché di appaltarle secondo regole rigorose sembrano essere una costante, indipendentemente dai governi e dalle circostanze.

Le ultime vicende che hanno coinvolto la Protezione Civile rientrano pienamente nel filone sopra individuato e sorprende che tanti immemori esponenti politici e commentatori scoprano solo ora i guasti insiti nell’operare con procedure emergenziali per i c.d. grandi eventi fuori dall’emergenza.

I meno giovani ricorderanno i fasti delle Colombiane o dei Mondiali di calcio : la catastrofe di questi due eventi segnò un’epoca nel nostro paese . Incompiute, soldi buttati, affari poco chiari , tangenti e così via.

Il successivo grande evento costituito dal Giubileo del 2000, dentro e fuori Roma, previde ancora una volta che gli interventi venissero realizzati da strutture commissariali ma la loro realizzazione venne ancorata alla recente legge sugli appalti, la Merloni, che il Parlamento aveva varato 2 anni prima sotto l’effetto di tangentopoli.

In tutti i casi, come nelle altre circostanze simili, vedi i giochi del Mediterraneo o il G7 di Napoli, si rendevano necessari leggi e decreti , gli eventi richiedevano il passaggio parlamentare che spesso aggiungeva al provvedimento in esame i così detti “ vagoncini “ , cioè altri interventi per accontentare questo o quello.

Troppe regole, troppi lacci e lacciuoli, troppi controlli per fare comunque cose su cui tutti , in fondo erano d’accordo. A parte qualche irriducibile Verde, ma si sa , i Verdi sono contro il progresso !

Quando nel 2001 il secondo governo Berlusconi si affaccia sulla scena affronta di petto la questione grandi opere e la questione grandi eventi.

Per le prime vara la legge “obiettivo” con la sua ben congegnata sequenza di possibilità di superare vincoli burocratici, ridurre tempi, bypassare la Valutazione di Impatto Ambientale , per i secondi interviene in fase di conversione sul decreto legge sulla protezione civile, emanato nel settembre del 2001 per eliminare l’agenzia voluta dal governo Prodi e ricondurre il dipartimento sotto la Presidenza del Consiglio.

Infatti al Senato il Governo presentò un emendamento che introduceva il comma 5 dell’art. 5 bis che stabiliva che la protezione civile si sarebbe dovuta occupare di grandi eventi, attraverso le procedure straordinarie ad essa attribuite per le emergenze.

Nessuno obiettò nulla, tutto il dibattito parlamentare si concentrò sullo smantellamento della Agenzia e sul fatto che si riportava la PC alla Presidenza del Consiglio e anche sul “leso federalismo” che il provvedimento provocava. Anzi vi fu un autorevole senatore del PDS che salutò favorevolmente la norma dicendo che essa determinava una razionalizzazione generale.

Era proprio vero, ma non nel senso che aveva ispirato la dichiarazione di quel senatore : non era più necessaria nessuna legge per fare grandi eventi, bastava definire appunto come tale un accadimento tramite una ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri ed ecco che tutto era fattibile con procedure accelerate e straordinarie.

La protezione civile, organo tecnico dello Stato era ed è chiamata ad eseguire quello che il Presidente del Consiglio stabilisce sia un grande evento.

Negli anni, circa 9, si sono susseguiti governi di centrodestra e centrosinistra e tutti, chi più chi meno hanno fatto ricorso a quel tipo di ordinanze, con i soli e soliti Verdi a dire che la cosa non andava bene, ma, come si diceva sopra, loro sono sempre contro il progresso !

Nel tempo il concetto di “evento “ si è dilatato , così come quello di calamità o di pericolo per l’incolumità pubblica : ed ecco che a livello locale tutti hanno cominciato a premere perché questa o quella opera rientrasse nel novero di quelle che si potevano fare con le procedure straordinarie , anche se i finanziamenti derivavano da altre fonti.

Come non ricordare che il passante di Mestre ha goduto delle procedure emergenziali, così come è successo per la tribuna dell’autodromo di Imola o per l’esposizione delle reliquie di un qualche Santo o ancora per i giochi del Mediterraneo o per i mondiali di nuoto di Roma, così come è avvenuto per il G8 alla Maddalena.

Non mi risulta che tali decisioni siano state contrastate dai tanti che ora si sono improvvisamente svegliati. Il comma 5 dell’art.5 bis, è stato utilizzato per 9 anni per fare di tutto, senza che nessuno ne chiedesse la soppressione.

E’così vero che tutti ( fatti salvi i soliti Verdi, contro il progresso ) erano d’accordo con il 5 bis, comma 5 , che durante il governo Prodi nè il ministro dei lavori pubblici Di Pietro, nè il ministro dello sviluppo economico Bersani mai si sognarono di metterlo in discussione e di chiederne o proporne l’eliminazione.

Se si ha la pazienza di controllare sulle agenzie di stampa si potranno trovare di volta in volta molti insospettabili personaggi oggi in prima linea nel condannare le procedure emergenziali, plaudenti alle decisioni di utilizzare il comma 5 del 5bis.

Il comportamento del PD e dell’IdV è comprensibile : entrambi i partiti erano ( e sono ) favorevoli nei fatti a procedure accelerate che consentano la rapida realizzazione di opere , basti pensare al fatto che DiPietro ministro impedì di ricondurre le opere definite strategiche nell’alveo della VIA ordinaria, come richiesto dalla Commissione Europea, a cui sono di fatto sottratte dalla c.d. legge obbiettivo, da lui stesso difesa e mantenuta in vita.

Nell’esame del decreto in discussione ora si sono concentrati tutti sulla c.d. protezione civile spa e la battaglia in Parlamento e fuori ha riguardato l’art. 16 (e anche gli arbitrati ).

Il Dipartimento della P.C. , come qualunque organo tecnico dello Stato , doveva mettere in atto quello che la legge e il Presidente del Consiglio decidevano e che gli andrebbe contestata, semmai, una supposta mancata osservanza dei doveri di controllo che la legge gli impone, non facendo il guazzabuglio attuale in cui nessuno capisce bene quali sono i ruoli e le responsabilità.

Se si voleva invece fare una seria battaglia politica essa doveva essere condotta contro l’articolo 5 bis, comma 5 della legge 401/’01, che Berlusconi ha voluto, su cui le opposizioni hanno fatto una battagliucola parlamentare , mai intervenendo per abolirlo anzi mantenendolo e utilizzandolo tranquillamente quando sono stati al governo.

Solo ora , molto tardivamente , si accorgono del meccanismo riguardante i grandi eventi ma hanno fatto la battaglia su “protezione spa”, ben attenti a non attirare troppo l’attenzione sulla norma di cui si è fatto eccessivo uso con l’assenso e il gradimento di tutti ( a parte, come detto più volte, qualche Verde oscurantista ).

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