NON SI SEGHINO PIU’ INTERI VIALI DI ALBERI, SE ALCUNI DEVONO ESSERE ABBATTUTI SIANO SUBITO SOSTITUITI CON PIANTE DELLA STESSA SPECIE

4 settembre 2013 di Verdi Forlì Lascia un commento »

PUBBLICO PER INTERO IL MIO INTERVENTO DEL 3 SETTEMBRE. MENTRE LO FACEVO, DOVENDO CONTENERE I TEMPI HO TAGLIATO ALCUNE PARTI NON ESSENZIALI, I CUI CONCETTI ERANO GIA’ STATI RESI NOTI IN PRECEDENZA

.Intervento di Sauro Turroni ( Verdi ) 

alleati in viale roma nel '44 Liberazione-Forlì.-Alleati-e-Ist.-Aeronautico_Monumento-caduti1

 

Voglio dire a tutti che nei progetti della Amministrazione c’è l’abbattimento di tutti gli alberi di moltissime strade, e oltre a corso Diaz ci sono viale Roma, via Ravegnana, via Piancastelli, via Medaglie d’oro, via Kennedy, via Icaro ed altre ancora.

Questa serata non ci piace, avevamo concordato per un’altro confronto ma l’Amministrazione ha voluto arrogarsi il diritto di fare una propria tardiva presentazione di un progetto già in parte realizzato e fermato solo dopo le proteste nostre, di tanti cittadini e l’intervento della forestale.

Abbiamo già stigmatizzato questo comportamento prevaricatore che si è inserito brutalmente in altra iniziativa autonoma di una associazione che aveva fatto inviti e a cui gli invitati avevano aderito. Ma tant’è, siamo ormai abituati a questo nuovo modo di amministrare.

La lunga storia dei Verdi forlivesi è fatta anche di decennali battaglie contro il taglio degli alberi, messo in atto o tentato dalle amministrazioni che si sono succedute alla guida del Comune e della Provincia.

Non si contano i casi di manifestazioni, incatenamenti, comunicati, cartelli  fatti per difendere un patrimonio ambientale  importante ma assai poco considerato .

La posizione dei Verdi sul taglio degli alberi, sulle insensate potature fatte da energumeni della sega, sul metodo clientelare dei tagli fatti per accontentare questo o quello è sempre stata coerente e ferma, manifestata in tutte le occasioni.

Con la stessa coerenza, anche nel 2007, al Ronco, salvammo i pini che si volevano abbattere ma non riuscimmo a salvare i pioppi perché chi doveva fare sul posto la festa dell’Unità ne impose il tagli. Lo stesso anno abbandonammo quella maggioranza e ce ne andammo, per questa e per altre ragioni che ci rendevano impossibile restare in quella maggioranza.

Nessuno può mettere in dubbio la nostra coerenza ma neppure insinuare che lo faremmo per chissà quale ragione. Difendere gli alberi e il verde è nel nostro DNA.

Quando le seghe sono entrate in azione abbiamo risposto come sempre, cercando di rendere visibile ai cittadini un intervento che riteniamo sbagliato e devastante, lesivo della immagine della nostra città e del suo patrimonio ambientale .

Alcuni hanno voluto chiedersi il perché della nostra azione, e delle nostre “accuse gravi e plateali”, devo dire che esse sono di gran lunga meno plateali e gravi delle seghe e del comportamento di chi non ha voluto discutere con nessuno.

L’errore principale è un errore di arroganza e presunzione  : in poche persone hanno ritenuto di poter , da sole praticamente, decidere di un bene collettivo  molto amato come le alberature che a nostra memoria collettiva ornano e rendono più bella la nostra città.

Si sono limitati al vecchio rito delle così dette consultazioni con il quartiere, a cui come è noto non partecipa nessuno per la riduzione della partecipazione alla sola presa d’atto di decisioni prese in altro luogo. Chi volete che venga se è già tutto deciso ?

Si sono fidati di un organismo, la commissione del verde, che tutto è meno che un organismo di alta consulenza e professionalità, essendo stato composto con criteri che vanno dalla inclusione di persone in rappresentanza di partiti, di rappresentanti di quartieri , di  un biologo indicato dalle associazioni ambientaliste e da un vivaista.

A parte la competenza che potrebbe essere riconosciuta a quest’ultimo, quale contributo in più può fornire alla Amministrazione un organismo siffatto, rispetto a quello che può già esprimere la commissione consiliare relativa ?

Una commissione consultiva che si occupi di un tema così sensibile e delicato avrebbe dovuto essere composta da esperti nei vari rami, nell’arte dei giardini e nel paesaggio, nella storia urbana e nell’urbanistica, nelle scienze forestali e nella arboricoltura, insomma una commissione consultiva in grado di fornire linee di indirizzo ad un Comune che si è contraddistinto negli anni per una sommatoria di errori rilevantissima.

La questione delle alberature non è affare per soli agronomi o giardinieri, esse sono architettura, paesaggio, storia ,memoria , identità, sono parti viventi di una città che si è consolidata nel tempo e la cui trasformazione non è cosa da esaminarsi o decidersi sotto un unico e parziale punto di vista.

Come se il restauro di un antico convento fosse solo questione di chi vende o costruisce mattoni o lavora la pietra. Il suo contributo è essenziale ma non può essere esaustivo.

E gli alberi sono vivi, sono aria, sono frescura, catturano CO2 e combattono l’effetto serra, le poveri sottili e gli inquinanti, sono un elemento termoregolatore e mitigatore dell’inquinamento acustico .

E gli alberi , oltre ad un valore affettivo ne hanno anche uno , rilevante, di natura economica : studi effettuati da importanti università hanno dimostrato il deprezzamento di case in zone dove gli alberi sono stati tagliati o mancano.

Le nostre strade, quelle principali, il verde che è in esse è frutto delle scelte progettuali fatte da chi organizzò con il piano regolatore redatto nel ventennio, il nuovo assetto della città e le essenze piantate non furono il frutto di un errore , come affermano molti disinformati, bensì una scelta precisa.

l’Uomo nuovo di Predappio volle fortissimamente dare l’ impronta del suo regime al territorio, celebrata anche nella mostra della Fondazione “novecento” appena conclusa. Quindi architettura, sviluppo urbano, strade, piazze, stazioni , edifici , tutto doveva rispondere a precisi canoni nei quali fosse riconoscibile l’impulso “innovatore” .

Le alberature stradali non sfuggirono ai canoni indicati e la loro scelta, contestuale ai nuovi progetti di espansione o di riorganizzazione urbana, doveva necessariamente soddisfare il requisito della italianità, principalmente rappresentata da lecci, pini e cipressi.

Se Forlì ha un assetto urbanistico ancora accettabile nonostante i guasti della speculazione edilizia del dopoguerra lo dobbiamo ai piani fatti nel ventennio, se le sue strade si dipanano ordinate e ortogonali agli assi principali di origine romana lo dobbiamo alle scelte degli urbanisti di quel periodo, se i suoi viali principali sono adorni ancora oggi di pini, lecci e cipressi ( ormai rarissimi ) lo dobbiamo a progettisti che non limitavano la loro opera all’involucro degli edifici o al solo lastricato stradale.

Questa è parte della storia della nostra città, della sua prima trasformazione al di fuori delle mura, fa parte della nostra identità e memoria. E’ cosa troppo complicata ed importante per affidarla alle cure di qualche ingegnere elettronico e qualche vivaista.

E sono quegli alberi li, proprio quelli che conosciamo, che accompagnano la nostra vita , che per ciascuno di noi ci sono da sempre, che vogliamo conservare.

Se qualcuno muore, sostituiamolo in fretta ma lasciamo vivere tutti gli altri. La riduzione delle spese non può applicarsi alla bellezza  se su essa vogliamo puntare perché questa città abbia un futuro.

La concezione  che sta alla base di queste operazioni viene da un tragico passato i cui lasciti purtroppo sembrano permanere : secondo essa solo chi risponde a canoni di bellezza, rigogliosità, dirittura, merita di essere conservato mentre gli “elementi degenerati, deboli, brutti, devono essere eliminati il prima possibile e  sostituiti da altri, forti e puri,

E’ mancato il confronto con la città, è mancato un piano generale, conosciamo , a posteriori , solo un primo stralcio, ma soprattutto non si è messa in evidenza, prima di partire, l’idea di fondo di questo progetto, la quale da un confronto reale avrebbe potuto essere modificata, migliorata, cambiata radicalmente.

E questo progetto consiste nella sostituzione previo abbattimento di tutti i viali con pini della città, viale Roma compreso.

Come si può pensare di far passare in questo modo un proposito così rilevante e di grande impatto ?

Riceviamo quotidianamente dal Comune inviti per questo o quell’evento, tutto questo è passato praticamente sotto silenzio, fatta eccezione per le nostre proteste, e contrarietà espresse fin dall’8 marzo, il giorno stesso in cui venne presentato il progetto alla stampa.

Quando l’assessore espose il progetto di tagliare a raso le alberature di alcune strade lo giudicammo subito molto negativamente ed esprimemmo  con un comunicato la contrarietà assoluta e totale  dei Verdi nei confronti di questa proposta.

Abbiamo dovuto usare un comunicato per esprimere la contrarietà nei confronti della decisione assunta in quanto per 4 anni le ripetute richieste di confronto sui temi  e sulle proposte della Amministrazione sono state costantemente ignorate.

Questa è una questione di carattere politico che non intendiamo affrontare in questa sede ma non possiamo che rimarcare che questo comportamento, in contrasto col programma del sindaco da noi sosttoscritto e sostenuto , sta avendo conseguenze politiche rilevanti, di cui parleremo in altra sede.

Cosa avevamo detto l’8 marzio :

Il titolo del comunicato era : “A Forlì si apra la discussione sul tema delicato delle alberature stradali.

E poi :

Si approfondiscano di nuovo i diversi aspetti, prima di tutto riconsiderando la tempistica, sostituzioni cadenzate nel tempo per non creare il “DESERTO” la prossima estate e andare a una sostituzione delle sole piante con problemi a novembre prossimo, con le essenze più opportune.

Pensiamo che l’effetto dell’abbattimento di decine e decine di alberi in una stessa strada non sia compatibile con le politiche di una città che in questi giorni promuove l’iniziativa RESPIRA FORLI’, sembrerebbe una presa in giro e di questi tempi non ci si può permettere di commettere errori.”

Il 31 maggio ancora, dopo la strage di alberi di via Valzani e a via Appennino chiedevamo:

“……Invochiamo  al più presto un dibattito approfondito e serio, che su basi scientifiche detti linee di gestione della vegetazione urbana ed extraurbana. Non è più utile la sterile denuncia dei ripetuti interventi di taglio indiscriminato, si deve ragionare su possibili interventi di ristrutturazione e recupero delle alberature stradali, in che modi, in che tempi con quali essenze si possa intervenire a migliorare l’aspetto dei nostri centri abitati ma pensiamo che qualcosa si debba fare di meglio.

La vegetazione è da gestire, la soluzione non è ELIMINARLA : è la stessa filosofia delle rotonde con il prato in erba sintetica e delle le aiuole con cemento colorato in verde”

A queste precise richieste e proposte non è stata data nessuna risposta né riservata alcuna attenzione : zero carbonella direbbero a Roma.

ANNUNCIO CHE PER FINE SETTEMBRE ORGANIZZEREMO UN CONVEGNO DI CARATTERE SCIENTIFICO RIGUARDANTE IL VERDE URBANO E LE ALBERATURE STRADALI

Non ci possiamo limitare a parate del comune dalle quali questo uscirà dicendo ci sono favorevoli e contrari, quindi facciamo come vogliamo.

Noi vogliamo per prima cosa mettere tutti nella condizione di conoscere prima, di poter ascoltare voci non coinvolte in questa faccenda, in esperti che possano  consentirci una visione più consapevole e aperta, meno brutale e devastante.

Intendiamo fare chiarezza e fornire a tutti gli interessati le informazioni e gli elementi di conoscenza necessari per meglio comprendere e valutare quanto messo in atto e soprattutto se vi siano, come vi sono, ragioni e modalità di intervento diverse da quelle fatte proprie dalla Amministrazione comunale di Forlì.

L’amministrazione non ha inteso ragioni e ha proceduto con un progetto la cui applicazione porta allo stravolgimento e alla cancellazione della immagine di Forlì così come la conosciamo e alla affermazione del concetto secondo il quale gli alberi sono un semplice oggetto  “come una panchina, un lampione, o un cestino dei rifiuti”  come ha commentato pochi giorni fa Franco Stanghellini, da cambiare secondo una concezione di “arredo urbano” tanto inaccettabile quanto priva di fondamento.

La “pausa di riflessione” a cui l’Amministrazione è stata costretta dall’intervento del Corpo  Forestale dello Stato non ha prodotto nulla se non talune acritiche e interessate prese di posizione  che nulla hanno potuto dimostrare circa la pretesa bontà dell’operato del Comune.

Di fronte a tanta pochezza abbiamo deciso quindi di organizzare un seminario ad alto livello che vedrà la presenza di paesaggisti, agronomi, storici del verde, docenti in arte dei giardini, forestali, urbanisti , naturalisti, tutti chiamati a discutere attorno al tema delle alberature e del verde urbano nel contesto della città costruita.

Molte cose potrei dire sul progetto, sulla nuove e del tutto gratuite previsioni di nuove alberature ma altri , più competenti di me in materia avranno modo di sottolineare i limiti e le criticità delle piante scelte per sostituire un pezzo di storia forlivese.

Le nuove piante richiederanno una costante e costosa cura e manutenzione, richiederanno trattamenti , trattandosi di specie , i ciliegi e i peri, che le richiedono costantemente,  avranno una premorienza assai accentuata, essendo stato accertato da autorevoli studiosi che i nuovi alberi collocati in strade urbane consolidate hanno una vita media di 7 o 10 anni.  Altro che riduzione di costi !

Viale Vittorio Veneto viene portato ad esempio come un bell’intervento di riqualificazione . occorre precisare che si trattò di una ristrutturazione completa di un viale, tradottasi però in un progetto del tutto sbagliato.

E’ un esempio negativo , come piazzale Foro boario , di interventi sbagliati sulla città, fatti solo per le auto. Viale Vittorio Veneto separa in 2 la città, non è attraversabile, è progettato solo per fare andare più forte le auto e per consentire affari immobiliari ai lati e le alberature sono solo una sorta di compensazione di facciata.

L’omologo Foro Boario, al di là della discutibilissima scelta delle nuove alberature,  è diventata una squallida rotonda nella quale un ciclista no sa più come passare, che ha visto ancora una volta sacrificare un ambiente urbano storico e i suoi pini alle auto. Non ci stupisce che Bellini apprezzi viale Vittorio Veneto, per lui le alberature sono solo “arredo” .

Ma non c’è tempo.

Voglio però introdurre un elemento centrale in tutta questa vicenda.

Le motivazioni che stanno alla base di tutto questo, non sappiamo se ispirate dalla amministrazione o dalla ditta incaricata di fare il censimento degli alberi, non sono condivisibili, sembrano derivare da un odio preconcetto nei confronti dei pini, a cui vengono attribuite colpe e guai di varia natura., tutti contestabili.

Il carico del tutto eccezionale a cui sono stati sottoposti nell’anno del nevone, con 158 cm di neve depositati sui rami, se hanno prodotto  amputazione di rami e anche qualche crollo ha sicuramente “collaudato”  il nostro patrimonio arboreo,  sottoponendolo a una vera e propria prova di carico, analoga a quelle utilizzate per i collaudi statici degli edifici.  Nessuno può prevedere che eventi meteorici tanto eccezionali possano ripetersi ancora e  nello stesso tempo non può prenderli a pretesto per abbattere piante che hanno retto una prova così difficile.

Risibili sono le argomentazioni circa i danni al manto stradale : se si va in viale Bolognesi ancora oggi sono visibili le perfette condizioni di asfalto e marciapiedi ove sono state realizzate anni fa manutenzioni e aiuole mentre i danni sono rilevabili ove da decenni nessuno fa niente per sistemare la zona ai piedi degli alberi, che compaiono ancora racchiusi da semicerchi metallici . Dopo le manutenzioni il manto stradale di viale Roma è perfettamente scorrevole così come lo è quello di via Piancastelli .

Non è dunque colpa dei pini se la pavimentazione è sconnessa, è frutto solo dell’abbandono del Comune di ordinarie pratiche di manutenzione richieste dalla caratteristica delle strade , composte come si sa anche  da marciapiedi, alberature , pali , cartelli , sottoservizi, passi carrai e ciascuna sottoposta a carichi di traffico diversi per quantità e dimensione dei mezzi.  Ciascuna strada richiede un propria manutenzione commisurata alla propria natura. .

Voglio però contestare alla radice il metodo arbitrario utilizzato da Demetra per classificare le strade, per definire la loro problematicità.

Il metodo di scelta dei parametri è quanto di meno scientifico possa esserci, pare costruito per avere il risultato prefissato , cioè la certificazione o la motivazione per fare quello che si auspicava fin da prima di fare le c.d. verifiche e cioè l’abbattimento generalizzato.

Son arbitrari i pesi descritti nel metodo e criteri di valutazione delle problematiche, tutti volti come appare evidente a dimostrare che i pini in una strada costituiscono un problema e che li si deve segare.

Abbiamo anche molti dubbi sulla qualità delle verifiche fatte, sulla loro correttezza dal punto di vista tecnico e anche deontologico .

Abbiamo confrontato le misurazioni fatte da Demetra o da chi per lei ( “studio progetto verde”) con quelli di altre imprese.

Le carenze sono macroscopiche. Tutti possono fare i confronti.

Il fatto è che chi opera secondo scienza e coscienza fornisce dati misurabili, ma nel nostro caso le caselle delle schede sono desolatamente vuote, ci sono scritte vaghe e generiche , nei diagrammi delle misure non ci sono indicazioni sulla qualità del legno alle varie profondità dei sondaggi né commenti, non c’è uno straccio di dato.

Colpa della ditta : non crediamo. Dovrebbe saper fare il suo mestiere.

E’ l’amministrazione che ha voluto scaricarsi tutte le responsabilità ad accettare un vero e proprio andazzo.

Basta un raffreddore e l’albero è condannato, e messo in categoria D,  la scheda viene passata a Global service che esegue subito l’abbattimento.

Le norme deontologiche dell’ordine degli agronomi recitano :

La valutazione della stabilità degli alberi costituisce indubbiamente una prestazione professionale, non soltanto in quanto applicazione della fitoiatria, che tale è definita dalla l. n. 3/1976, ma anche perché in essa si trovano riuniti l’aspetto intellettuale, quello del rigore tecnico (i dati devono essere oggettivi, ripetibili e verificabili con metodo scientifico).

Quando si è verificato il caso del cedro all’ospedale abbiamo avuto la prova che quello che il Comune fa, per propria incapacità di svolgere una funzione di pubblico interesse , è del tutto negativo e segue l’andazzo di sempre , accontentando chi chiede.

Non si lagni l’assessore della nostra durezza : sono le cose che abbiamo visto, toccato con mano, letto ed appreso a  rafforzare in noi una determinazione analoga a quella messa in campo nei confronti di altre devastazioni proposte , come fu per il San Domenico.  Si è visto chi avesse ragione.

 

 

 

 

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