Accolto da Giudice di pace il ricorso di Sauro Turroni contro la sanzione amministrativa del Comune per aver piantato un albero in Corso Diaz.

Dopo 6 anni si è conclusa oggi l’incredibile vicenda iniziata il 21 novembre 2015 che ha visto prima il Comune denunciare penalmente Sauro Turroni ed altri 2 esponenti del Comitato per la difesa del Verde per l’albero piantato in Corso Diaz di fronte alla casa del senatore Ruffilli, poi comminare loro una sanzione amministrativa per non avere chiesto il parere all’ufficio del verde perché si sosteneva che si trattava…. di un intervento di manomissione!

Il procedimento penale si è concluso di fronte al Gip che ha riconosciuto “pienamente condivisibile la richiesta di opposizione ( alla iniziale condanna per tenuità del fatto ) per le motivazioni ivi espresse che qui debbono intendersi richiamate nonché per le ragioni fin qui esposte, visti gli articoli 410 e 409 del c.p.p. dispone l’archiviazione del procedimento perché il fatto non sussiste….”

Purtroppo il Comune in quella occasione aveva sporto denuncia per violazione del codice del BBCC asserendo che non vi fosse la autorizzazione paesaggistica nonostante i suoi funzionari ben sapessero che era stata da tempo rilasciata dalla Soprintendenza.

Per giustificare la sanzione amministrativa addirittura il Comune ha dapprima respinto 2 distinte e motivatissime richieste di annullamento in autotutela presentate dall’avvocato Paolo Donati, nelle quali si chiariva assai bene come non vi fosse stata nessuna violazione del regolamento, poi ha resistito al ricorso presentato di fronte al Giudice di pace, depositando corposi atti con i quali, in ogni modo, ha cercato di dimostrare una violazione del regolamento che anche il Giudice evidentemente ha riconosciuto come inesistente.

Ci sono state ben 3 udienze e in ciascuna il Comune si è presentato più agguerrito che mai sostenendo però tesi che non reggevano di fronte ai fatti, come ad esempio che il progetto di piantare i peri da fiore fosse stato abbandonato, nascondendo che pochi mesi prima il 18 giugno 2015  la Vicesindaca Zanetti ed il dott. Laghi avevano tenuto una affollatissima assemblea pubblica nel salone comunale nella quale avevano ancora una volta presentato il progetto per  piantare “62 peri da fiore in entrambi i lati di corso Diaz”.

Hanno sostenuto che la polizia urbana non avesse contestestato immediatamente alcuna trasgressione pur potendolo/dovendolo fare nell’immediatezza come prescritto dalla legge perché “ulteriori verifiche d’ufficio dovessero essere effettuate presso l’unità Verde del Comune di Forlì” ignorando che il verbale degli agenti presenti aveva concluso dicendo di non aver rilevato problemi ma soprattutto che alla Polizia urbana, ai sensi dell’art. 4. del regolamento del Verde, che conoscono quindi perfettamente, spetta la vigilanza sulla sua applicazione,

La vera perla però ha riguardato, in tutto questo tempo, il tentativo di attribuire alla parola “manomissione” il significato di “modifica o mutamento o trasformazione del verde pubblico” per potere applicare la sanzione che appunto riguarda mancata autorizzazione alla “manomissione”.

Purtroppo solerti funzionari hanno preteso di sostenere nelle loro ardite memorie  che si trattava di “disquisizioni di natura lessicale” ben sapendo, come recita l’art. 12 delle Preleggi, che “ Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore“, omettendo di dire, come è stato costretto ad ammettere il loro teste, che l’art.3 del regolamento era stato cambiato nel 2019 perché, come  si legge nel verbale “ tutto l’articolo è stato scritto in modo meno equivoco”.

Manomettere, secondo il vocabolario Treccani, significa “aprire in modo indebito una cosa non propria,  o comunque danneggiarla o alterarla, a scopo di furto o di sabotaggio, e simili “ e era indubbio che i componenti del Comitato ed io stesso avessimo interpretato correttamente il regolamento dal momento che in nessun modo avremmo danneggiato o alterato a scopo di furto o sabotaggio una vuota aiuola stradale, anzi rendendo omaggio al Sen. Ruffilli, avremmo abbellito quel piccolo spazio abbandonato..

“Dovrei rallegrarmi – ha dichiarato Sauro Turroni – invece, da ex dirigente della Pubblica Amministrazione, devo dire che i risvolti di questa vicenda mi rattristano un po’, soprattutto perché mi pare che per difendere tesi tanto palesemente infondate vi sia stata la rinuncia ad una delle più preziose prerogative della PA sancite dall’art. 97 della Costituzione, la sua imparzialità e che, riempiendo in quel modo decine e decine di pagine di relazioni e atti e impiegando per farlo montagne di ore, non mi pare proprio che sia stato assicurato il buon andamento della Amministrazione”.

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