Silvia Zamboni, capogruppo di Europa Verde nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna: “Un fenomeno preoccupante, soprattutto lungo le coste ravvenati e ferraresi, dove i bracconieri lucrano sulla vendita di uccelli usati come richiami vivi. Si stima che ne vengano catturate centinaia ogni notte, poi venduti anche a 60 euro per esemplare. Nell’interrogazione chiedo alla giunta regionale di potenziare il monitoraggio sul fenomeno e di valutare se la dotazione di uomini e mezzi della polizia provinciale sia adeguata o meno per la repressione del bracconaggio”.

Con la deposizione di un’interrogazione alla giunta regionale dell’Emilia-Romagna il gruppo consiliare di Europa Verde sollecita a fare luce sul fenomeno del bracconaggio.

In particolare, nell’interrogazione si chiede: a) se sia stato previsto il monitoraggio costante del bracconaggio, b) di valutare l’abolizione della caccia effettuata con l’impiego di richiami vivi e c) di chiarire se le Polizie provinciali abbiano o meno adeguate dotazioni di uomini, mezzi e risorse per una efficace vigilanza sull’attività venatoria e la repressione del sempre più preoccupante fenomeno del bracconaggio.

Sulla base delle informazioni pervenute al gruppo consiliare, nell’interrogazione Europa Verde lancia l’allarme sul fenomeno del bracconaggio in particolare con riferimento alle zone umide delle province di Ravenna e Ferrara, dove l’attività venatoria avviene di solito in orari notturni, al di fuori degli orari consentiti per legge. Proprio in quell’area, lo scorso febbraio, è stata effettuata l’operazione Delta del Po 2021, per il contrasto del bracconaggio venatorio. Il bilancio dell’operazione, condotta dai carabinieri con il supporto della Lipu e del Cabs (Committee Against Bird Slaughter) è stato di 22 denunce e un arresto. Sono stati sequestrati 21 fucili, nove richiami acustici vietati, 6.400 cartucce, oltre mille uccelli, tre macchinari per spiumare i volatili e un sito dove veniva esercitata la macellazione clandestina.

Dalle informazioni raccolte risulta che in provincia di Ravenna negli ultimi anni l’attività della Polizia Provinciale ha riguardato prevalentemente  le catture abusive di avifauna e il mercato nero dei richiami vivi. I bracconieri colti sul fatto miravano alla cattura di turdidi (Tordo bottaccio e Tordo sassello, specie molto ambite come richiami vivi per la caccia) durante la migrazione notturna.

Quello che avviene in diverse aree dell’Emilia-Romagna è inammissibile e indegno di un paese civile. C’è gente che, facendosi beffe delle regole, si arricchisce a scapito degli animali con il commercio sul mercato nero di richiami vivi. Dalle informazioni da noi acquisite, risulta che i bracconieri si dividono il territorio e che difendono i “loro” siti anche in modo violento, ricorrendo a minacce e ritorsioni. Si può calcolare che queste attività consentono la cattura di numeri elevatissimi di uccelli, addirittura fino a 800 esemplari in una sola notte. Numeri che consentono ai bracconieri di realizzare considerevoli guadagni, considerato che il prezzo al mercato nero varia da 40 a 60 euro per esemplare – afferma Silvia Zambonicapogruppo di Europa Verde e vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna –. Si tratta di un fenomeno che interessa tutta la costa emiliano-romagnola e del Veneto e che va represso con determinazione. Con la nostra interrogazione intendiamo sollecitare la Regione Emilia-Romagna ad intervenire in maniera risoluta, valutando l’efficacia delle leggi regionali in materia, le dotazioni e le risorse della polizia provinciale che è in prima linea e che deve essere messa nelle migliori condizioni di operare. Com’è noto, noi Verdi siamo storicamente contrari alla caccia tout-court. Contiamo però sul fatto  che anche chi la pensa diversamente da noi concordi sulla nostra richiesta di abolire almeno quei metodi venatori che generano estreme sofferenze agli animali e che alimentano il mercato nero della vendita di uccelli come la caccia effettuata tramite l’uso di richiami vivi”.


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