Gli articoli di stampa che riassumono i progetti per gli impianti invernali in Campigna si possono riassumere così: i cambiamenti climatici ci sono, ma li ignoriamo.

Sono passati vent’anni da quando si discuteva del progetto della pista nera, che il Comune di Santa Sofia all’epoca voleva a tutti i costi sistemare e allargare per renderla appetibile allo snowboard, prevedendo lavori molto impattanti come lo sbancamento di porzioni di montagna con utilizzo di esplosivi e ri-profilatura del pendio con escavatori e altri mezzi pesanti.

Per fortuna quella follia venne bocciata prima dalla soprintendenza e poi addirittura dal Consiglio dei Ministri, dove l’aveva portata con ostentata sicurezza la Lega Nord.

Allora era previsto un miliardo delle vecchie lire, oggi in campo, inflazione alla mano, la cifra di denaro pubblico sembra raddoppiata, questa volta per l’impianto di risalita.

Nel frattempo lo snowboard è passato un po’ di moda e i progetti sono cambiati, ma l’ostinazione verso idee fallimentari non viene meno.

I cambiamenti climatici impongono una riflessione seria: non basta una nevicata sporadica a giustificare un impegno e una vocazione incompatibili con il territorio, un ambiente naturale bellissimo e di importanza europea.

Se in Europa si annullano gli investimenti su impianti sotto i 1800 metri, in Campigna ne abbiamo poco più di mille e qualcuno crede che la vicinanza agli impianti dei comuni della vallata sia sufficiente a superare gli ostacoli della mancanza di freddo e quota.

A questi livelli, forse gli unici interventi che si reggono dal punto di vista economico sono i parchi per bambini, con i gommoni che scivolano sulla plastica, i bob con le rotaie, i giochi sugli alberi e i gonfiabili.

Le idee buone non mancherebbero di certo: l’escursionismo e il trekking hanno visto negli anni un aumento di utenza, e i tanti operatori riempiono i weekend insegnando la storia e la natura dei luoghi in tutte le stagioni.

Gli stessi operatori, che giustamente si sono adattati al nuovo clima e alle nuove esigenze, richiedono le navette e i trasporti collettivi, invece che nuovi parcheggi: perché invece di continua con le vecchie ricette, imponendo nuovo asfalto al parco?

Cristina Mengozzi e Alessandro Ronchi
Europa Verde – Verdi Forlì-Cesena

Categorie: Generale

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