L’arrivo di Tajani a Forlì è stato una brutta pagina per la città, gestita da una amministrazione che cerca consensi presso il Governo, sapendo di non avere le carte per la candidatura a capitale della cultura.


Il Ministro, forse ancora inebriato dalla partecipazione al tavolo dei pre-potenti su Gaza, ha colto l’occasione per spararle grosse.

Dopo aver dichiarato via social che il board of Peace sarebbe stato “Voluto dalle Nazioni Unite”, cosa del tutto priva di fondamento e di contatto con la realtà, a Forlì ha dichiarato che l’Italia farà la sua parte. Ma da quale parte sta il nostro Governo? Quella di Trump, l’indegno presidente USA che sta destabilizzando il Mondo, alla corte del quale ci stiamo politicamente inginocchiando.

Trump è lo stesso che impone nuovi dazi all’Europa e all’Italia, e mentre Tajani ricorda che la nostra regione è tra le maggiori esportatrici di prodotti all’estero, dimentica di fare pubblicamente il conto di quanto le nostre aziende stanno subendo e pagheranno per la follia del presidente arancione.

Ma Tajani non ha perso nemmeno occasione di parlare del referendum sulla giustizia: certamente da esperto di diritto internazionale, che secondo il Ministro vale “fino a un certo punto”, la sua opinione non poteva che essere imprescindibile. Come se non conoscessimo la storia di Forza Italia e della sua volontà di riformare la Magistratura.

La perla però è stata toccata sulla Cultura, in merito alla quale sono state rilasciate parole vuote. D’altra parte che dire?

La città vanta musei chiusi, se non smantellati come Palazzo Romagnoli, collezioni che

non si vedono da decenni, reperti archeologici straordinari ed unici sigillati da sempre nelle

casse, opere d’arte importantissime e uniche come la collezione Verzocchi chiuse alla

vista da anni ed esposte “provvisoriamente” in locali già destinati ad altro.

Come se non bastasse, mentre a Forlì si inaugura la mostra della Fondazione dedicata al Barocco le principali e più importanti opere del Guercino sono state prestate dal Comune altrove, per anni. L’amministrazione ha infatti recentemente prorogato per la terza volta il prestito di cinque quadri al Comune di Cento e il ritorno delle opere a Forlì è slittato ancora a causa della mancanza di una soluzione per la loro esposizione e valorizzazione.

A Forlì questo patrimonio finirebbe in un deposito, mentre ottenere il riconoscimento di Capitale della Cultura servirebbe una proposta solida,inclusiva e capace di guardare al futuro, requisiti che, allo stato attuale, sembrano mancare nella visione dell’amministrazione forlivese.

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