Come sempre, quando cittadini e associazioni tirano in ballo Ridracoli e Romagna acque mettendone in discussione scelte che minacciano i fiumi da cui si vuole prelevare altra acqua parte la propaganda che magnificando l’opera ne celebra il mito o meglio la mistica.

Ed ecco che compaiono dichiarazioni, interviste, scritti che raccontano una realtà che non esiste e che i dati disponibili, desunti da documenti ufficiali di Romagna acque, smentiscono nettamente.

I problemi odierni, il timore che l’acqua non sia sufficiente a fronte del riscaldamento globale, nascono dal passato, quando l’opera sorse sulla spinta del gigantismo, al di fuori di una ogni pianificazione, celebrata come capace di soddisfare le esigenze idropotabili non solo di tutta la Romagna ma anche di territori esterni, anche di altre regioni.

Se il primo schema acquedottistico prevedeva 17 comuni, rapidamente si passò alla cinquantina odierna, con oltre un milione di abitanti residenti a cui si aggiungono i turisti.

La propaganda dell’allora Consorzio Acque affermava che avremmo consumato 450 litri d’acqua a testa, come negli USA e si affermava, come si continua a fare anche oggi, che Ridracoli avrebbe contrastato la subsidenza perché sarebbero stati chiusi i pozzi fino allora in uso. 

I pozzi non solo non sono stati chiusi, anzi nei diversi campi pozzi i prelievi sono aumentati così come  il loro stesso numero.

Ridracoli venne realizzata anche  in antitesi ad un piano regionale che prevedeva l’uso del CER per la fornitura dell’acqua potabile e tutti ricorderanno le dichiarazioni che esaltavano Ridicoli capace di fornire a tutti acqua di qualità a differenza di quella proveniente dal Po.

Uscendo dalla propaganda, l’ esagerato numero dei comuni serviti ha mostrato un’altra realtà : del 110 milioni di mc di acqua venduti circa il 50% viene dal CER, dal Lamone e dai pozzi, adeguatamente potabilizzati e spinti verso l’alto nei grandi serbatoi di distribuzione, consumando energia. 

E tutto ciò mentre la subsidenza aumenta inesorabilmente.

Ora si torna a guardare alle esigenze future di quel numero troppo grande di comuni serviti, tra i quali maggiori consumatori sono quelli costieri che stano allegramente rilanciando piscine sulle spiagge, giochi d’acqua e simili ed ecco che ritornano in ballo il Rabbi e il Bidente che le battaglie di 40 anni fa erano riusciti salvaguardare per l’insostenibilità ambientale di ulteriori prelievi.

E puntuale ritorna la propaganda.

Mai che si pensi a ridurre i consumi, all’adozione di misure che riducano sprechi e dispersioni. Nei bilanci di Romagna acque non paiono comparire prioritariamente obiettivi simili mentre si considerano necessarie le opere di presa del Rabbi e del Bidente.

Occorre chiedersi se ciò succede perché Romagna acque fonda il proprio bilancio sui proventi delle vendite e sulla distribuzione dei dividendi agli enti soci. Se così non è aspettiamo atti concreti aventi come obiettivo la riduzione dei consumi.

Sarebbe ora che la propaganda fosse abbandonata e che vi fosse una maggiore assunzione di responsabilità guardando ad un futuro nel quale le precipitazioni saranno sempre più scarse e che i consumi dovranno necessariamente cambiare e ridursi e che è ormai ora di pensare di investire risorse in grandi sistemi di potabilizzazione dell’acqua di mare, unica soluzione di lungo periodo in un clima che cambia.

Sauro Turroni

Cons. federale nazionale di Europa Verde – Verdi

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