Sorprende il protagonismo del Parco Nazionale delle foreste Casentinesi, in un periodo in cui è privo di presidente e quindi dovrebbe occuparsi solo della gestione ordinaria.
A parte i convegni ai quali la vicepresidenza partecipa, esercitando un ruolo che non trova riscontro né nella normativa né in altre fonti regolamentari, ciò che suscita maggiori perplessità sono le iniziative prese su temi di grande rilievo quali le modifiche al regolamento del parco e un non ben precisato “riordino istituzionale”.
Nel primo caso il Parco Nazionale, anziché tutelare un territorio fragile e prezioso come è suo preciso compito e dovere, ha inserito nel regolamento del Parco una modifica, su richiesta di Romagna Acque, che consente di prelevare l’acqua del Rabbi e del Bidente di Pietrapazza.
Nel secondo caso, facendosi portatore di non si sa bene di quali competenze, pretende di occuparsi col ruolo di protagonista di un “riordino istituzionale”, ma sotto alle parole altisonanti quello che traspare all’orizzonte è la gestione delle foreste demaniali.
Addirittura “candidandosi come laboratorio per sperimentare un modello di governance capace di superare l’attuale frammentazione delle competenze e garantire una gestione più efficace, coerente e sostenibile del patrimonio naturale”
Qual è il vero fine di questa iniziativa? Cosa si intende per gestione efficace e coerente, se non un alleggerimento delle tutele?
Siamo molto preoccupati perché assistiamo ad un quotidiano attentato alla natura e ai beni comuni meritevoli di difesa: se il Governo è sempre all’attacco, con interventi devastanti quali la legge sparatutto e il taglio delle risorse per i parchi, a livello locale altre iniziative dello stesso segno rischiano di compromettere patrimoni straordinari.
Quando smetteremo di sfruttare l’ambiente, svendere le sue risorse, distruggere ogni tutela come se non dovessimo consegnare un Mondo vivibile alle future generazioni?
Cristina Mengozzi e Alessandro Ronchi
Europa Verde – Verdi Forlì – Cesena
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