Ringraziamo il consigliere regionale del PD Valbonesi perché ha voluto informarci su come starebbero le cose a proposito di una futura diga in Romagna, e sulla sua valutazione positiva sulla derivazione sul Rabbi. Ovviamente non ci ha convinti.
Quello che ci preoccupa è la superficialità con cui si affronta il tema delle derivazioni che la legge vieta all’interno di un Parco, e ci indigna la volontà di cancellare quei divieti chiedendo addirittura di modificare la 394/91, legge quadro sui Parchi, e riteniamo inaccettabile che si facciano pressioni sul Ministro perché renda possibile la violazione della legge.
Si fa finta di ignorare che quando ancora il Parco non c’era quelle derivazioni furono respinte dalla Regione perché il regime idrico del Rabbi e il Bidente, che non erano in grado di sopportare altri prelievi e non poteva essere ulteriormente compromesso, mentre oggi, a Parco costituito, quelle opere diventano una possibilità tanto concreta da essere stata inserita nel bilancio di Romagna acque, nella bozza del regolamento del Parco, nella relazione sulle opere da fare inviata ad Atersir.
Apprendiamo che parlare di nuovi invasi in Romagna sarebbe impensabile. E’ quello che i Verdi sostengono da tempo, ma , come ha detto il Sindaco Zattini, tutti i sindaci della Romagna, lui compreso, sindaco di Santa Sofia, hanno approvato solo 3 anni fa un documento programmatico, “Romagna Next”, nel quale si afferma che è necessaria una nuova diga da 20 milioni di mc.
Il dibattito caotico e incomprensibile è solo frutto di queste dichiarazioni diverse fra loro a cui si sono aggiunte quelle della vice presidente del consiglio direttivo del Parco e del Presidente di Romagna acque che hanno anch’essi negato una nuova diga non tirata in ballo da nessuno di noi.
Invece la discussione che si è sviluppata in queste ultime settimane riguarda la proposta di un regolamento del Parco nazionale che consente di realizzare alcune grandi derivazioni al suo interno in aree protette; i termini della questione che si dibatte sono questi, chiarissimi e netti.
Si vogliono fare delle grandi derivazioni all’interno del Parco perché si afferma che “la Romagna ha sete”. E’ una affermazione assai generica, fatta sulla base di quali previsioni, di quali piani, di quali dati ? E non ci vengano a parlare degli “studi” dell’Università, che appaiono confezionati per confermare scelte già fatte.
Al solito c’è solo la reiterata asserzione della storica sete e che quindi vanno fatte derivazioni e connessi sbarramenti. Ad altro non si pensa.
I Verdi a proposito delle risorse idriche, da tempo immemore, propongono verifiche, piani, politiche di contenimento dei consumi, riparazione delle perdite, realizzazione di sistemi di accumulo negli edifici che consentano di utilizzare le risorse raccolte e molto altro ancora.. Tutto ciò è estraneo ai “decisori” che sanno loro come fare, oggi una diga, domani una derivazione, dopodomani il lago di Quarto, a seconda del momento.
E’ vero parlare di nuovi invasi non è un gioco nel quale ciascuno dice la sua in base a come si è svegliato la mattina.
Ma chi ha alzato il polverone cercando di buttare la palla in tribuna sono stati tutti coloro che hanno tirato fuori la storia della nuova diga, per minimizzare e nascondere il tentativo di fare delle nuove grandi derivazioni, una sul Bidente e una sul Rabbi, a cominciare dal presidente di Romagna acque e dalla vicepresidente del consiglio direttivo del Parco.
Chi si oppone a queste opere che impoverirebbero i due fiumi oltre ogni limite di accettabilità, facendoli di fatto morire ha ben chiaro di cosa si tratta, parla di quello, contesta le derivazioni .
Con la solita retorica si afferma che non si decidono le sorti di un fiume dalla via Emilia “come se fosse una sorta di riserva indiana” per poi paternalisticamente tirare fuori la carenza di servizi in montagna, quasi volendo ammonire gli abitanti dei paesi delle valli che solo quelle opere possono portare loro benefici.
Abbiamo già visto in cosa consistono: Premilcuore per la derivazione del Fiumicello incassa annualmente 60 mila euro mentre Romagna acque divide fra i soci 11 milioni di utili. Come vogliamo chiamare questi benefici ? Mance ? Elemosine ?
Il fiume è un organismo unico, dalla sorgente alla foce e la sua salute e gestione non possono essere che unitarie e di interesse di tutti gli abitanti di quel bacino, questo è l’unico ragionamento generale che i cittadini possono accettare, non le mance per i comuni della montagna.
Sauro Turroni
Consigliere federale nazionale
Europa Verde – Verdi
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