I Verdi hanno trasmesso un corposo documento che mette in evidenza carenze, limiti e insostenibilità del progetto di Herambiente di aumentare la quantità di rifiuti da incenerire nell’impianto di via Grigioni.
Il termine è ordinatorio e secondo una prassi consolidata anche le osservazioni depositate oltre il limite fissato dovrebbero essere esaminate ed abbiamo voluto dichiarare ancora una volta formalmente la contrarietà dei Verdi sia all’inceneritore sia all’attuale progetto di aumento di 30.000 tonnellate di rifiuti da incenerire.
L’osservazione preliminarmente mette in evidenza che il progetto contrasta alla radice con impegni politici, documenti votati all’unanimità in assemblea legislativa regionale, pubbliche dichiarazioni del Presidente della giunta regionale, impegni deliberati all’unanimità da tutte le forze politiche presenti in consiglio comunale e condivisi dalle totalità delle associazioni ambientaliste.
I cittadini, le forze politiche e le associazioni hanno fatto affidamento ai pubblici impegni assunti dai rappresentanti regionali che prevedevano in tempi ragionevoli la chiusura dell’impianto esistente.
Questo progetto permetterebbe di superare i limiti fin qui previsti per la vita futura dell’inceneritore, trasformandolo di fatto in un impianto funzionale al teleriscaldamento della città e rendendolo così necessario in futuro, in modo tale da non essere più vincolato ai limiti di un piano regionale dei rifiuti.
La multiutility otterrebbe senza gare un altro servizio da fornire in regime di monopolio a imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, superando gli obblighi di concorrenza che la legislazione europea e nazionale impone.
“Ci auguriamo che il Comune di Forlì mantenga con nettezza e con solide argomentazioni il proprio parere contrario e lo depositi ben motivato in Conferenza di Servizi, come prevede la procedura di legge – hanno dichiarato i portavoce – augurandoci che anche altri soggetti coinvolti in Conferenza vogliano esprimere il parere negativo che il progetto proposto merita”.
L’osservazione si fonda su sette pilastri che contestano radice il progetto di incremento dei rifiuti da 120.000 tonnellate/anno (attuale limite autorizzativo) a circa 150.000 t/a.
lI progetto viola il piano regionale dei rifiuti.
L’aumento di 30.000 t non è giustificato né previsto dal piano regionale dei rifiuti che stabilisce che l’impianto di via Grigioni debba trattare al massimo 120.000 tonnellate soddisfacendo così il fabbisogno di trattamento dei rifiuti urbani nel territorio delle province di Forlì- Cesena e Ravenna.
Va valutato l’impatto cumulativo.
L’aumento del 25% di questo impianto si aggiunge anche alla attività di incenerimento di 32.000 tonnellate/anno di rifiuti pericolosi ospedalieri della adiacente azienda Eridania ambiente, gran parte dei quali provenienti da altre regioni.
Poiché gli inquinanti emessi dai 2 inceneritori si vanno a cumulare presso i ricettori sensibili esposti ad entrambi gli impianti, determinando nel complesso un impatto significativo in particolare per le matrici ambientali, la Valutazione di Impatto Ambientale deve comunque riferirsi al cumulo degli impatti.
L’aumento delle quantità di rifiuti inceneriti peggiora la qualità dell’aria, aumenta gli inquinanti e i gas serra
La qualità dell’aria dell’intera pianura padana è considerata scientificamente una delle peggiori dell’intero pianeta e non si può sostenere che sia irrilevante l’aggiunta di altre emissioni.
Anche le emissioni di CO2 in Emilia-Romagna sono ben lontane dagli obiettivi che la Regione si è imposta per rispettare i target europei al 2030 e 2050 e ciò esclude che ai quantitativi di gas serra attualmente emessi se ne possano aggiungere altri.
Non è consentita la modifica delle tipologie di rifiuti da incenerire tanto più che si prevede di abbassare la temperatura dei fumi con la conseguenza di concentrare l’inquinamento nella prossimità dell’inceneritore
In particolare risulta assai negativa l’istallazione di uno scambiatore di calore che determina un abbassamento di 40 gradi della temperatura dei fumi in uscita dal camino, che ha l’effetto di concentrare gli inquinanti in ricaduta a terra in un’area geografica più ristretta.
La compensazione prevista in realtà è inesistente
Infatti la richiesta di autorizzare come compensazione dell’aumento di inquinamento la rete di teleriscaldamento ha come conseguenza il prolungamento della vita dell’impianto che si sarebbe dovuto chiudere in pochissimi anni, configurandosi come una nuova attività aggiuntiva a quella di incenerimento.
L’estensione dell’utilizzo del servizio di teleriscaldamento dipende dalla volontà dei clienti, che possono scegliere di non utilizzarlo, e quindi si tratta di elementi non misurabili e aleatori, privi della garanzia di una reale continuità nel tempo, e quindi non si può considerare come compensazione.
Alessandro Ronchi e Maria Grazia Creta, Europa Verde – Verdi Forlì
0 commenti